Chi sono

Utente: melograna
Nome: valeria
Ho vissuto un po'dappertutto...ho cambiato tanti lavori. Ho sperimentato sulla mia pelle cosa vuol dire lavorare nello "scintillante" mondo della comunicazione ...e sono scappata a gambe levate appena possibile! Ho scelto di vivere in provincia e di aprire una piccola libreria. Si chiama Fahrenheit.

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venerdì, 08 maggio 2009

corso speleo


15° Corso di Speleologia di Primo Livello.

Lo Speleo Club Sperone di San Giovanni Rotondo, organizza un corso, della durata di un mese e mezzo circa che ha previsto incontri settimanali per l'espletamento teorico degli argomenti utili a formare neospeleologi, e uscite domenicali. Di queste ultime le prime due servono alla conoscenza della strumentazione finalizzata alla palestra di roccia, prima, e successivamente alla progressione in grotta in cui hanno si può mettere in pratica quanto acquisito in teoria.

Per le ultime due uscite è stato incluso il pernottamento in tenda visto che le località saranno fuori regione: Il corso si concluderà con la consegna di un attestato di frequenza, valido ai fini dei crediti formativi. Ogni allievo, trovandosi in situazioni nuove, nell'esplorare il mondo ipogeo, che pochi conoscono, metterà alla prova le proprie capacità di adattamento e rafforzerà lo spirito.


Ragazzi, provatelo, il corso è bellissimo! Metti alla prova te stesso e sei a contatto con la natura.


Per maggiori info: www.speleoclubsperone.it

info@speleoclubsperone.it

 



postato da: melograna alle ore 10:45 | link | commenti (4)
categorie: speleo, grotte
mercoledì, 06 maggio 2009

LIBRI PER L'ABRUZZO


La Libreria Fahrenheit di San Giovanni Rotondo aderisce all’ iniziativa lanciata dalla trasmissione Fahrenheit di Radio 3 “ Libri per l’ Abruzzo” per l’ invio di testi di vario genere alle popolazioni colpite dal terremoto. Infatti, come si legge sul sito della trasmissione,
 “Oltre alle case, le scuole, gli uffici e alla vita intera da ricostruire, c'e` un intero patrimonio culturale da salvare e rilanciare e di questo patrimonio fanno parte anche i libri: libri che mancano, libri distrutti, libri come passatempo, libri per i bambini e libri di testo per le scuole, libri per riflettere, per ricordare e per dimenticare”.

A oggi sono arrivati in Abruzzo circa 1500 libri che, grazie a un pullman messo a disposizione dall' Ama (Azienda mobilita` aquilana) costituiranno una biblioteca itinerante, simbolo concreto di “solidarietà per lo spirito”.

La libreria Fahrenheit, oltre ad inviare libri nuovi a proprio carico, si fa promotrice di una raccolta di testi usati ma in ottimo stato da parte dei cittadini di S. Giovanni che vorranno a loro volta donare testi personali.


Naturalmente i nominativi dei donatori saranno comunicati ai destinatari.

postato da: melograna alle ore 20:06 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni, vita, libreria
venerdì, 10 aprile 2009

silenzio


Sono in libreria ma ho la serranda abbassata.
Sono le 11 del mattino. Il momento dei funerali.
E' difficile parlare di queste cose senza essere retorica. Non parlerò del dolore che mi prende lo stomaco, dello sgomento, comune a tutti noi.
Parlerò invece del silenzio.
In questo momento in questa strada passano pochissime persone...quasi tutte anziane. Tutti si muovono come a tratti, quasi fossero robot, guardano a terra e tirano dritto.
Non si sentono più risate nè grida sguaiate e anche i cani, chissà perchè, hanno smesso di abbaiare, quasi come se sapessero.
Sembra un paese spettrale San Giovanni in questo momento. Non so se sentiamo tanto il dolore perchè abbiamo avuto due morti, o perchè siamo così vicini a L'Aquila, ma il dolore è palpabile, sembra quasi di poterlo toccare, tanto è vicino
A questo dolore si aggiunge la mia solitudine.
Sono sola al momento...i miei genitori sono lontani, andati dai parenti a passare la Pasqua e con l'astronauta beh..diciamo che ognuno sta per conto suo. Non scenderò nei dettagli.
Allora al dolore condiviso se ne aggiunge uno personale.

So che non dovevo scrivere questo post. So che è retorico, banale, sguaiato. Fate finta che non l'abbia scritto.

postato da: melograna alle ore 11:29 | link | commenti (3)
categorie: vita
giovedì, 02 aprile 2009

UN FILM, UN LIBRO


PROVOCULT & CINEMA PALLADINO

PRESENTANO:

UN FILM, UN LIBRO
 (ogni giovedì alle ore 21)


-giovedì 2 aprile
IL CACCIATORE DI AQUILONI

- giovedì 9 aprile
OGNI COSA E' ILLUMINATA

- giovedì 16 aprile
IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE

- giovedì 23 aprile
FAHRENHEIT 451

- giovedì 30 aprile
L'AMORE AI TEMPI DEL COLERA

- giovedì 7 maggio
THE MILLIONAIRE

- giovedì 14 maggio
PERSEPOLIS


Ogni proiezione sarà preceduta da un reeding tratto dai libri medesimi.

Sarà disponibile una zona in cui si potranno acquistare i suddetti libri con lo sconto del 10%.




postato da: melograna alle ore 18:09 | link | commenti (1)
categorie: eventi, libreria
sabato, 07 marzo 2009

le mie recensioni


IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON- FRANCIS SCOTT FITZGERALD


Il curioso caso di Benjamin Button” è un racconto racchiuso nella raccolta “Racconti dell'età del jazz” scritti dal grande Francis Scott Fitzgerald nel 1922, quando l'autore era già diventato famoso, grazie al suo romanzo d'esordio, “Di qua dal Paradiso”, ma prima di scrivere quello che è universalmente considerato il suo capolavoro, “Il Grande Gatsby”.

Il nome della raccolta,L'età del jazz, non è un caso, infatti con questo termine erano stati definiti gli anni 20, decade di gioia irrefrenabile e di esaltazione collettiva prima della depressione economica del 1929; anni in cui proprio lo scrittore e l'inquieta moglie facevano parlare di sé, come scrisse Fernanda Pivano “la leggenda della bellissima coppia, eroina, simbolo e interprete di tutte le prodezze sofisticate dell'età del jazz”.

Questo il contesto in cui fu scritto il libro, e la storia del racconto è legata indissolubilmente a quegli anni. La storia di Benjamin Button è il racconto di un uomo che nasce vecchio e muore bambino, incrociando al rovescio tutte le età e le tappe della vita. Fitzgerald, nella prefazione, spiegò che l'idea gli fu ispirata da una considerazione dello scrittore Mark Twain: “E' una disdetta che la parte migliore della vita sia all'inizio e la peggiore alla fine.

Per questo il racconto è legato a quegli anni: il valore della giovinezza, così apprezzato in quella decade spensierata, diviene il tema del racconto. Cosa succederebbe se si invertisse il tempo, si chiede lo scrittore, come si comporterebbe un vecchio con la testa di un bambino e come un giovane con l'esperienza di un vecchio. All'apparenza è il sogno perfetto, ma nella realtà lo scrittore dimostra che, in avanti o all'indietro, il tempo sembra comunque padrone del destino di ognuno.

La storia comincia a Baltimora, nel 1860, giorno in cui una coppia della buona borghesia dà alla luce il primo figlio, ma invece di essere un neonato, Benjamin nasce con la salute di un novantenne: artrite, stempiato, lunga barba grigia.

In nome di Dio da dove vieni? Chi sei?” grida allarmato il padre. “Non posso dirti esattamente chi sono, dato che sono nato appena qualche ora fa. Ma il mio cognome è sicuramente Button” risponde impassibile Benjamin.

Ci sono momenti esilaranti nel racconto, ma affiorano anche alcuni dei grandi temi che lo scrittore ha distillato nei suoi romanzi, in primis la pressione dell'accettazione sociale, vista negli sforzi del padre di far somigliare il figlio a quello che dovrebbe essere, ma anche nell'ostracismo della società nei confronti di Benjamin. Esemplare in questo caso, il momento in cui il ragazzo riesce a iscriversi alla prestigiosa università di Yale ma, appena gli altri alunni e il corpo docente lo vede, con le fattezze di un cinquantenne, subisce una sorta di linciaggio pubblico e viene allontanato.

Si può leggere Il curioso caso di Benjamin Button quasi come Pinocchio: infatti, come il burattino di Collodi, il non esser nato bambino gli rende difficoltoso trovare un posto nel mondo. Tutti lo vogliono diverso. Anche il grande amore con Hildegarde si frantuma perché, mentre lei invecchia, lui ringiovanisce e i loro due mondi diventano sempre più distanti.

Questo racconto dimostra che anche non invecchiando, la felicità resta un momento fuggevole e ringiovanire può essere una triste condanna, esattamente come invecchiare.

Le pagine racchiudono uno strepitoso finale, quando Benjamin, finirà i suoi giorni neonato, senza più memoria, con la coscienza che scivola nel buio. Fino ad arrivare in una dimensione intrauterina, terminando in una dissolvenza in nero. Lo scrittore stesso definì il suo racconto “una cosa stramba”, e come ha scritto il giornalista Tommaso Pincio “Fitzgerald scrivendo la sua “cosa stramba” preconizzò il destino che lo attendeva. Negli ultimi anni, con la moglie Zelda ricoverata in una clinica psichiatrica, i debiti cui non poteva far fronte e la salute che se ne andava, pubblicò su “Esquire” una serie di articoli nei quali, con l'ingenuità di un bambino, gettava in pasto ai lettori la propria disperazione. Nessuno raccolse il suo grido se non per denigrarlo. Non gli restò che morire.” L'età del jazz era definitivamente tramontata.

Ultimamente David Fincher, il regista, tra gli altri, di “Seven”, ha girato un film tratto dal racconto. Pellicola elegante e ben diretta ma che, a mio parere, non rispecchia la profondità del racconto.




postato da: melograna alle ore 11:34 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni
martedì, 03 marzo 2009

EVENTO IN LIBRERIA


Giovedì 5 marzo alle 19,30

presentazione del libro
 
"Il golfo delle ore assenti"

 di Paola Marino
edizioni Besa


L'incontro è promosso dal Presidio del libro di San Giovanni Rotondo, dall' Associazione "Cambio rotta" e dalla Libreria Fahrenheit.

Una silloge di racconti il  libro: tante miniature geografiche metafora di viaggi interiori.
Paola Marino sceglie infatti di muoversi lungo una partitura dalla sintesi della poesia, ma dalla compiutezza della prosa. I suoi luoghi sono occasioni per proiettarvi la sua musica in prosa.
Del resto, è l’unico modo rimasto di visitare la geografia in un’epoca di migrazioni disperate e viaggi edonistici. Fra questi due meccanismi contrapposti di spaesamento e spostamento, Paola Marino interviene con le sue note, nel senso armonico,che divengono anche notazioni, nel senso narrativo.
 In fase di lettura, si ritrovano sulla pagina le mappe di un unico continente impalpabile, quello sospeso nell’intimo dell’autrice.
Musicalità, descrizione e introspezione, dunque, per costruire, con la scrittura, una nuova modalità di esplorazione del reale e di ciò che vi è sottinteso.

Paola Marino
è nata a San Severo, in provincia di Foggia. Nasce come poetessa. La poesia è la colonna sonora del suo viaggio, lei spera non finisca mai di esserlo, per questo scrive racconti a ritmo di prosa e sogna di scriverne ancora. Ha pubblicato due opere di poesie, All’improvviso il mare
(2006) e Cuore altrove (2006), e un volume di racconti, Oltre l’ombra (2007).

postato da: melograna alle ore 10:28 | link | commenti
categorie: eventi, scrittura, libreria
giovedì, 19 febbraio 2009

la neve è solo neve?


Tanta neve non me la ricordavo da tempo.

Stamattina, per aprire il negozio, ci ho impiegato un buon quarto d'ora: il lucchetto era ghiacciato, la chiave non girava. Mi stavo facendo prendere dallo sconforto: io sono anti-cose pratiche....tant'è che stavo chiamando qualcuno degli uomini della mia vita (l'astronauta, mio padre, un amico...a caso) quando, provando e riprovando, ci sono riuscita. E, credetemi, a me sono queste piccole cose a dare soddisfazione, proprio perchè di solito sono negata.
Ma parlavo della neve. Ovviamente me le ricordo nevicate del genere ma...è proprio vero, cambia la prospettiva in base a chi sei e cosa fai.
In montagna la neve è semplicemente ovvia: sei in montagna, c'è la neve. Ti stupisci del contrario. Se poi sei andato in montagna per sciare, la neve diventa semplicemente un mezzo per fare qualcosa.
Quando sei bambino invece la neve è una gioia e un divertimento: palle di neve, pupazzo di neve e via con i giochi.
Come i bambini che abitano di fronte alla libreria, che, proprio in questo momento, stanno tirando palle di neve dappertutto.
Quando sei adolescente.....io mi ricordo in particolare una nevicata di tanti tanti anni fa: avevo 15 o 16 anni e la neve era eccitante perchè non dovevi andare a scuola e perchè, nella mia fase "quanto sono oscura-esistenzialista-depressa" il freddo della neve, le auto ricoperte, il mondo che rallentava..tutto questo ben si adattava alla predisposizione del mio animo.
E infine.....la neve per chi lavora e ancora di più per chi ha un negozio diventa solo una scocciatura: il negozio da pulire, i cartoni da mettere per terra, la zona di fronte all'ingresso da spalare. Sono tutti gesti meccanici e utilitaristici: atti a togliere la neve il più presto possibile. Altrimenti non si lavora bene.
Ed è così che la neve, da me sempre amata, diventa qualcosa di irritante, un fenomeno naturale da togliere il più presto possibile.
Quanto cambiano le cose a seconda dei punti di vista!
Lo stesso elemento, che oggi trovo irritante e che mi costringe a un lavoro extra, ritornerebbe romantico se invece non fossi obbligata ad uscire di casa: se oggi fossi a casa, magari davanti a un camino, con una bevanda calda vicina e della musica di sottofondo..e guardassi fuori dalle finestre, la neve sarebbe semplicemente un caldo ricordo dell'infanzia, il simbolo di una cosa antica, qualcosa di assolutamente positivo.
Allora cosa è per me la neve? bella, brutta, romantica, irritante, a seconda di chi sono e di cosa faccio. E' triste. Io vorrei semplicemente essere il tipo di persona che ama la neve e basta. In qualsiasi situazione.

Post sciocco lo so. Cerco di elevarlo dal punto di vista intellettuale, dando questa piccola curiosità: nella lingua degli eschimesi esistono almeno 100 termini per descrivere la neve. Ciò che per noi è semplicemente NEVE....e al massimo dobbiamo usare una perifrasi o aggettivi per meglio definirla (tormenta di neve, neve ghiacciata, acqua-neve) in quell'idioma, che vive immerso nella neve, questa parola ha centinaia di sinonimi. Il nostro vocabolario si definisce in base al posto e agli oggetti per noi necessari.
Studiando teoria della traduzione all'università, infatti, grande risalto era dato alle prime traduzioni e soprattutto alla traduzione della Bibbia verso posti lontani e con culture completamente diverse. C'era chi si chiedeva come si dovesse tradurre "Agnello di Dio" verso quei popoli, per esempio, appunto gli eschimesi, che non avevano mai visto un agnello in vita loro. Come rendere un termine così cruciale nella Bibbia, comprensibile a queste popolazioni? Ci fu allora chi ipotizzò persino, che bisognasse prendere un altro animale, fondamentale per la loro civiltà. Quindi ci fu chi propose di tradurlo con "Seal of God"...ovvero.....Foca di Dio!
Ho sempre trovato queste riflessioni interessantissime...come cambia appunto lo stesso oggetto, lo stesso termine in posti diversi. Come non sia il significante di agnello in sè ad essere cruciale, ma il significato, ovvero, un animale, nella nostra civiltà, vicino e necessario.

Per questo la neve non è mai solo neve. Anche per la stessa persona. Anche per me.


postato da: melograna alle ore 10:52 | link | commenti (5)
categorie: riflessioni, vita, domande amletiche
giovedì, 05 febbraio 2009

evento in libreria


SABATO 7 FEBBRAIO. iN LIBRERIA


evento

VI ASPETTIAMO NUMEROSI!

postato da: melograna alle ore 19:41 | link | commenti (8)
categorie: eventi
giovedì, 29 gennaio 2009

cuori


Un cuore avvolto nel fil di ferro. Diciamo

postato da: melograna alle ore 12:00 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni, vita
lunedì, 12 gennaio 2009

tortuosa la via....


Penso che la più grande conquista e il più grande regalo che un uomo possa fare a se stesso sia quella di smettere di giudicare. Gli altri, ovviamente. Ma anche se stesso.
Ci si libera da strati e strati di zavorra, di pesi inutili che ci impediscono di essere leggeri e di provare a "volare".
Se guardo indietro e riavvolgo il nastro della mia vita vedo una ragazza spaventata, impaurita, con la paura di sbagliare e di deludere le persone a cui vuole bene. Una ragazza che troppe volte ha preferito evitare di rischiare, di andare controvento, di compiere scelte importanti per paura di essere sbagliata o ridicola o per paura di fallire.
Gli anni della spensieratezza, paradossalmente, sono stati i più cupi...scelte sentimentali sbagliate perchè pensavo di meritare "solo quello", percorso universitario travagliato perchè non mi sentivo mai all'altezza di dare un esame...e così via.
Faticosamente, lentamente, e con alterne fortune, sto provando a diventare più magnanima con me stessa, ad essere meno severa con me e quindi, di conseguenza, anche con gli altri....ad annacquare il rigore con una certa dose di ironia e leggerezza..ad abbassare le difese...

La paura rimane. Ma la consapevolezza del tempo che passa e di come le occasioni diventino sempre più rare e preziose mi danno la spinta per cercare di scovare questa benedetta leggerezza..che solo pochi fortunati sembrano avere sin dalla più tenera età.
Per tutti noi altri, è un cammino tortuoso e accidentato, con false partenze e ingloriosi "ripiegamenti".

Il mio mantra di ora? Sono lontana dalla perfezione ma faccio del mio meglio. Sempre.

postato da: melograna alle ore 12:01 | link | commenti (24)
categorie: riflessioni, vita